Thierry Bonfanti. Psicologo di formazione

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Team buildingTeam building

Non basta unire persone competenti per costituire un’equipe efficiente. Le equipe di lavoro stanno all’incrocio tra percorsi individuali e storie personali di vari tipi. Sono dei crocevia di culture, valori, linguaggi, sensibilità ed aspirazioni diverse. Qui, più che in qualsiasi altro posto, la comunicazione è necessaria giacché i membri di un’equipe si sono raramente scelti fra loro. Eppure devono lavorare insieme. Spesso, avranno bisogno gli uni degli altri. A volte non andranno d’accordo. Inoltre, è facile che, nell’ambiente competitivo del mondo del lavoro, si ritrovino in concorrenza. L’equipe è quindi un luogo di potenziali frustrazioni, paure e malintesi. Per tutti questi motivi, è utile che l’equipe prenda cura di sé. Il team building è una formula di seminario dedicata alle equipe, che siano in fase di avvio, che abbiano appena integrato un nuovo membro, oppure che esistano già da un certo tempo. Lo scopo del team building è di fare una pausa nell’attività professionale quotidiana per riflettere all’organizzazione del lavoro, al modo in cui ogni membro vive le sue relazioni con gli altri membri dell’equipe, alle aspettative degli uni rispetto agli altri. È un’occasione di comunicare grazie all’aiuto di una persona esterna che funge da mediatore ma anche da consulente. Il team building può costituire una risposta in una situazione critica, un’ottima prevenzione dei problemi oppure un investimento nell’ottimizzazione delle risorse umane dell’equipe. Si svolge generalmente outdoor, e cioè fuori dal solito ambiente di lavoro, in un posto tranquillo che favorisca la presa di distanza nonché una conoscenza migliore dei membri dell’equipe tra di loro, a volte ad un livello più personale. Il team building è un generatore di benessere nel proprio ambiente di lavoro, di motivazione e di ottimizzazione delle risorse umane nelle organizzazioni.

L’equipe è un gruppo centrato sul compito. In l’Animation non directive des groupes, Michel Lobrot scrive: «Bisogna osservare che tali gruppi non possono esistere se non si concentrano, in un momento o in un altro, su se stessi e sui loro membri. In effetti, anche se questi si sono riuniti per realizzare questo compito (o perché è stato loro proposto) e non per fare un’esperienza di comunicazione, non possono non mettere a confronto, in un momento o in un altro, le loro intenzioni, i loro progetti e le loro finalità. Questo è indispensabile perché realizzino l’unità minima a loro necessaria per la loro efficacia. Certo, questo non implica che si concentrino sulla vita personale e sui sentimenti intimi di ciascuno, né su tutte le loro comunicazioni interpersonali, ma implica invece che si concentrino almeno sugli obiettivi, i progetti, i mezzi, i rapporti di lavoro in quanto essi sono interiorizzati e vissuti da ciascuno e da tutti. Si tratta di una focalizzazione sulla soggettività che esclude la sola focalizzazione sugli oggetti e sui contenuti.»

Questo brano potrebbe costituire un’ottima spiegazione dell’utilità del team building. Il ruolo del conduttore è importante. Deve conoscere l’ambiente nel quale lavora l’equipe, incontrare individualmente in un primo tempo ognuno dei suoi membri, essere un ottimo mediatore nonché un conduttore eccellente. Infine, deve essere un osservatore acuto per capire le molle che influiscono sulle funzioni e le disfunzioni dell’equipe.