Thierry Bonfanti. Psicologo di formazione

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Michel LobrotLa Non Direttività Interveniente (N.D.I.)

Il mio approccio è Non Direttivo Interveniente (N.D.I.). All’università mi sono confrontato con diverse visioni dell’uomo, tra le quali la psicanalisi sui cui ho, del resto, scritto un libro. L’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers, soprattutto a livello dei valori che implica, mi è consono. Tuttavia, ritengo che la N.D.I. vada oltre sia in termini di valori che in termini di efficacia. Utilizzo questo approccio dagli anni ’80. Ispira la mia attività professionale sia nel campo della psicoterapia sia in quello della formazione. Una delle idee di base della N.D.I. è che non si può cambiare positivamente, crescere o imparare per costrizione. In altri termini, la coercizione e la direttività non sono dei fattori né di cambiamento positivo né di crescita personale o di apprendimento. La direttività può eventualmente orientare ad un comportamento superficialmente conforme ma non cambia profondamente la persona. Sta lì anche la differenza tra il condizionamento comportamentistico e l’educazione. Un’altra idea fondamentale è che l’ambiente, come l’aria che respiriamo, è un fattore di crescita indispensabile e imprescindibile. Pertanto, lo psicoterapeuta così come il formatore devono essere fonte di stimoli, domande, proposte, analisi, suggerimenti, ecc. Però, tutti questi interventi, per essere veramente efficaci, devono essere subordinati all’effettivo desiderio della persona. Vanno presentati come proposte, con l’idea che solo la persona può sapere in un determinato momento se questo intervento la sta aiutando o meno. Ci vogliono inoltre altre condizioni ambientali descritte da Rogers, quali: empatia, considerazione positiva incondizionata, e congruenza nel senso dell’autenticità. La relazione con il cliente o con il partecipante di una formazione è una relazione da persona a persona. Nella terminologia N.D.I. preferiamo, come Rogers, parlare di “cliente” piuttosto che di “paziente”, non tanto per connotare qualche aspetto commerciale quanto per restituire alla persona tutto quello che c’è di attivo e responsabile nella sua iniziativa. Le differenze di ruolo non sono qui differenze di potere. Alla base della N.D.I. come dell’Approccio Centrato sulla Persona, vi è l’idea che ognuno di noi sa meglio di chiunque cos’è giusto per lui. Questa fiducia fondamentale nelle capacità della persona di sapere cos’è giusto per lei costituisce la pietra angolare di tutti gli approcci non direttivi. Non accettare questo postulato autorizza difatti tutte le prese di potere sugli altri. È in questo senso che si sente dire: “E per il tuo bene” o ancora “Vuoi solo fare di testa tua e sbagli”. Tuttavia, sapersi orientare nel mondo a volte oscuro dei propri desideri non è sempre cosa facile. Per questo, abbiamo creato delle tecniche dette “desiderative” in modo da aiutare il cliente o il partecipante a focalizzare i suoi veri desideri. Ovviamente, questa breve definizione della N.D.I. è insufficiente e rimando il lettore alla abbondante letteratura esistente sull’argomento, di cui fornisco di seguito qualche riferimento in lingua italiana.

Piccola bibliografia italiana sulla non-direttività

Korczak Janusz, Come amare il bambino, Milano, Emme, 1979.
Lobrot Michel, Gli effetti dell’educazione, Torino, SEI., 1975
Lobrot Michel, Per o contro l’autorità, Milano, Emme, 1977
Rogers C.R., Psicoterapia e relazioni umane, Torino, Boringhieri, 1970
Rogers C.R., Libertà nell’apprendimento, Firenze, Giunti Barbera, 1973
Schmid Jakob R., Compagno maestro: esperienze di pedagogia libertaria, Rimini, Guaraldi, 1973.